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Cenni Storici
Aggiornato il 12/02/2008
 
La presenza dell'uomo è documentata sin dalla più remota antichità sul territorio vichiese. Stazioni e siti paleolitici, neolitici, eneolitici sono presenti un po’ dapertutto.
Il centro abitato odierno prese inizio nel 970 in prossimità di una necropoli dell'età del ferro posta su un'altura chimata Tabor ad opera di slavi venuti dalle coste orientali dell'Adriatico come predoni e conquistatori. Gli slavi si mescolarono ai residenti raccolti in un unico centro fortificato che fu chiamato Vico. In epoca romana fu costruito il primo nucleo di un castello poi modificato da Federico II di Svevia.
Vico, che già con i re normanni faveca parte del cosiddetto Honor di Monte Sant'Angelo, fu munita anche di solide mura e di una corona di torri. Fu feudo di Giovanni Pipino di Barletta, poi di suo figlio Nicola ed infine di Pietro. Nel 1547 il feudo fu parzialmente acquistato da Galeazzo Caracciolo la cui famiglia tenne il possesso fino al 1631 allorquando con l'ultima discendente dei Caracciolo esso passò al principe Traiano Spinelli.
Gli Spinelli tennero il fenudo fino al 1689. Il XVII secolo fu caratterizzato da un notevole risveglio culturale che portò alla fondazione di un cenacolo di intellettuali, l'Accademia degli Eccitati, mentre l'economia vichese conosceva un grande sviluppo grazie alla coltivazione rinnovata degli agrumi.
Notevole fu lo sviluppo edilizio urbano mentre anche le campagne si arricchivano dei primi grandi "casini" dove la nuova borghesia amava trascorrere lunghi periodi di riposo. Figure notevoli di briganti che scorazzavano nelle campagne caratterizzarono la seconda metà del XIX secolo dopo la caduta dei Borboni di Napoli e l'avvento dello stato unitario.
Gli anni a seguire furono anni di continua ed inarrestabile decadenza soprattuto economica che coincidevano con la crisi irreversibile dell'agricoltura e la perdita dei mercati agrumicoli.
Oggi Vico propone uno sviluppo fondato sul turismo e la cultura.
 

   

 

 

 

 

 

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